martedì 19 febbraio 2008

Il bel taglio

Spesso mi chiedo se sia più radicale il colpo di forbici o il tratto di matita? Sia l'uno che l'altro generano una superficie. Sembra che le forbici, in quanto affondano nella massa del tessuto per estrarne una forma adatta a fare un vestito, siano più radicali. Ma tale asserzione non è né vera né falsa. Il tratto di matita è altrettanto decisivo. Ciò che decide è il desiderio e l'atto del soggetto.
Tutto sta nel bel taglio. Tutto, assolutamente. La moda si riduce ad una linea.
Il bel taglio, dunque, non è forse l'anima del vestito?
Dunque il sarto taglia. La stoffa, che serve da supporto lungi dal risultarne annientata, ne esce in tutta la sua magnificenza. ma essa resta bucata. Definitiva, ahimè! ormai è deciso. La linea si è richiusa e non genererà né un'altro tratto né un'altra superficie. Le sistemazioni estetiche sono definitive; in questo senso esse sono morte.













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giovedì 31 gennaio 2008

non-luoghi e identità

I non-luoghi sono infiniti; non riguardano solo fabbriche abbandonate o robotizzate, agglomerati suburbani e ghetti-dormitorio. Potrei citare in questa lista persino le vie del lusso milanesi, in cui è andata smarrita ogni connotazione storica e culturale locale. I percorsi degli esseri umani sono costellati di vetrine che nel loro tentativo di differenziazione sono, infine, tutte uguali. gli aereoporti, gli uffici open-space, le sedi delle istituzioni e delle amministrazioni locali, le case private firmate da architetti senza voglia di interpretare la personalità di chi vi abiterà, le nuove chiese tutte linee aerodinamiche e spazi vuoti, le autostrade, gli ascensori.
Luoghi spersonalizzati e spersonalizzanti in cui l'individuo transiterà invisibile ed uniforme; sono i luoghi del progresso raccontati da Charlie Chaplin nel suo film premonitore Tempi Moderni, nel quale l'uomo non è altro che una parte di un ingranaggio senza requie.

Quale funzione può, allora, avere l'abbigliamento in questo limbo di nullità? Lo stesso che potrebbe avere un sorriso, un odore, una parola, un atto capace di lasciare una qualunque traccia, una qualunque emozione del nostro passaggio di esseri umani. L'abbigliamento è caratterizzante, è un manifesto vero o meno vero che comunque ci rappresenta, è la nostra personalissima opera d'arte che restituisce un po' di anima al vuoto.

Ha scritto Georg Simmel nel suo saggio La moda:
La moda offre una felice combinazione: da un lato, un campo di imitazione generale, un nuotare nella più ampia corrente sociale, una liberazione dell'individuo dalle responsabilità del suo gusto e delle sue azioni; dall'altro, una distinzione, un'accentuazione, un ornamento individuale della personalità".
Fine.

giovedì 24 gennaio 2008

Steam's Factory


Fabbrica del Vapore,
Viale Procaccini,

una qualsiasi giornata d'inverno.



























photos by englar

lunedì 21 gennaio 2008

Le solite cose

Mi sono fatta travolgere, senza aspettare.
Sarà l'aria di Milano, saranno i colori spenti, oppure le forme gotiche e gli odori di un'accademia che oramai mi appartiene sempre meno.
I fumi, il color carbone, il freddo pungente.
I miei disegni rappresentano quello che sono dentro; spesso mi sconvolgono, mi indeboliscono e mi fanno innamorare. Attraverso pochi tratti mi piace rileggere una città come Milano e soprattutto la mia vita in questo luogo, le tracce che lascia.

Tracciare per poi cancellare, tracciare ancora e cancellare di nuovo. E' il movimento infinito, come la vita infinita all'interno delle città. Come una videocamera fissa che riprende costantemente un incrocio del centro: gli individui vanno e vengono, ognuno per la sua strada, senza aspettare, senza un attimo di respiro. Guardando un'immagine del genere alla fine qualcosa resta nella testa: anche solo un momento, un'istantanea, così come resta alla fine una traccia che sempre si cancella.
In non-luoghi s'incontrano non-persone.







works by englar

giovedì 27 dicembre 2007

su Christa

:::milanopartendodallasvizzerapassandoperilgiappone:::


un giorno ho scoperto un libro e l'ho fatto mio









Parlava di sofferenze e malinconie, ma anche di forza e durezza.
Narrava storie che vengono da lontano e storie che ognuno ha dentro.
In un attimo m sono trovata persa tra le pagine nere.

mercoledì 26 dicembre 2007

prima persona

...ricado sbigottita pancia piena nuovamente tra queste mura
...tra le mura di questa città.

In questo non-luogo assurdo, un po' come il non-luogo utilizzato per l'ambientazione dello spettacolo Infinities di Luca Ronconi. Una ex fabbrica situata nella zona Bovisa; un posto simile a molti altri qua a Milano; un paesaggio di lamiere e ruggine che si ripresenta spesso percorrendo questa città a piedi. Non-luoghi deserti, disabitati ancora per poco tempo, la città infinita apre le sue braccia per dar vita ancora, e ancora.



"Ci sarà posto per tutti nella infinita città (Dimilano(!!!!!!!))?"

come faremo ad indossare abiti ingombranti? come faremo ad aprire gli ombrelli - pezze di feltro ingrigito, pesanti, e rigonfie d'acqua - ?
i colori pastello saranno banditi...troppa visibilità, troppo egocentrismo; per accoglierli tutti bisognerà ridimensionarsi, apparire nei limiti imposti dall'alto, dalla città infinita...un ammasso di personaggi alla K. Dick.

giovedì 6 dicembre 2007

Luoghi antropologici e non-luoghi

Come tutte le città moderne Milano è una non-città. Essa è priva di identità singolare; è solo provvisoriamente appoggiata ad un luogo, ma non è logicamente ancorata ad esso: Milano è qua, ma potrebbe essere altrove.

Milano è un non-luogo: uno spazio fuori dal tempo e dalla storia.









[ora mi trovo in questi posti, ma potrei essere ovunque. La funzione produttiva declina, lasciando intere aree del sistema urbano dismesse, prive di funzione: aree che tornano ad essere non-luoghi assoluti, privi di funzione, privi di significato...un prato verde.]

photos by englar